Non amo particolarmente l’uso di termini anglofoni quando ce ne sono a disposizione in madre lingua. La traduzione dall’inglese di dude dà il termine uomo o al massimo tizio e nell’uso corrente dà altre interpretazioni, appunto nei paesi di lingua anglosassone.
Il dude prima visto come un uomo a modo benvestito, magari un dandy, è ora come uomo che alla Lebowsky la prende alla leggera. Allora come possiamo tradurre in italiano il concetto di dude… uomo o tizio stridono molto col concetto e la globalizzazione porterebbe ad accettare sic et simpliciter il termine dude.
Poi però mi viene in mente un termine dialettale ma abbastanza conosciuto che identifica bene il concetto. Nel disimpegno dalle cose del mondo, nella leggerezza dell’essere, nella consapevolezza dell’amicale e quasi paternale affettuosità noi abbiamo il guagliò che è la troncatura del napoletano guaglione.
Etimologicamente parlando il termine rispecchia in pieno lo spirito del dude anche se usato per indicare giovani e ragazzi. Ma in un vero dude, per essere tale, alberga lo spirito del ragazzo. Il ragazzo che non porta il peso degli anni trascorsi (tanto son pochi) e l’impegno dei grossi problemi. Il ragazzo sveglio e capace di svolgere il compito dei grandi ma con infinita leggerezza.
Guagliò a mio modesto avviso è la corrispondenza del dude in un lessico romantico che appartiene a chi non ama perdere le proprie radici e non si infrancesizza alla prima occasione tanto per seguire la corrente o la stupida moda del momento. Magari gli italiani padani non usano il termine guagliò, ma quando questo può esprimere il concetto non costa poi tanto utilizzarlo.
Il guagliò/dude nel nostro ossequioso rito quotidiano del take it easy è molto vicino alla spensierata non-azione e al rito del bowling.Mi rendo conto infine che questo mio scritto nulla toglie e nulla aggiunge alla filosofia del dude ma, perdonatemi, spesso la mente sfugge ai rigidi schemi dell’odierno e della serietà e va cazzeggiando un po’ quà e un po’ là…
Salute guagliò! (va bene sia al singolare che al plurale)
Rev. Duccio











